Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia

Lupi

Nei giorni scorsi ha avuto notevole risonanza a livello mediatico la discussione riguardo all’adozione del nuovo “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia”.
Spesso le posizioni sulla gestione del lupo dei privati cittadini, dei ricercatori, degli animalisti, dei cacciatori, degli allevatori etc. sono in completo contrasto, cosa del tutto comprensibile, quando si ha a che fare con un animale così carismatico, ammirato, amato, temuto come il lupo. Di conseguenza anche le informazioni, a volte parziali, che sono circolate sulla stampa, non sono state sempre molto precise. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Cominciamo col dire che il nuovo piano, che doveva essere votato dalla conferenza Stato – Regioni il 2 febbraio, non è stato ancora approvato. Vista la forte discesa in campo delle varie associazioni ambientaliste e dei singoli cittadini contrari alla sua adozione, è stato deciso di rimandare di un mese la discussione su un tema così delicato.

Il piano è stato coordinato da uno dei massimi esperti italiani (e probabilmente anche mondiali) sul lupo, Luigi Boitani, che ha iniziato a studiare questi animali quando ancora non “andava di moda” ed ha dedicato 40 anni della sua vita alla ricerca su questa specie, alla sua conservazione ed alla convivenza uomo-lupo.
Pur nella sua sinteticità, il piano considera nel dettaglio tutti gli aspetti della gestione della specie, suggerendo soluzioni ai principali problemi legati alla sua conservazione in Italia (conflitti con il mondo agricolo e venatorio, ibridazione con i cani, bocconi avvelenati…)

Per quanto riguarda la parte più spinosa e discussa del piano, gli abbattimenti, esso si limita semplicemente ad esporre quanto già previsto dalla normativa vigente: infatti, sebbene sia la direttiva Habitat (massimo strumento legislativo di tutela a livello europeo) che la legge italiana L157/92 e DPR 357/97 diano la massima protezione al lupo vietandone la caccia, esse prevedono anche la possibilità di abbattimenti in deroga in casi particolari (ad esempio per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche etc.). Tutto ciò però a condizione che non esista un’altra soluzione valida e che la deroga non pregiudichi il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente della specie – non deve quindi esserne minacciata la sopravvivenza. Le richieste di deroga vanno presentate dalle Regioni e vengono valutate caso per caso dall’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che funge da strumento di controllo. Il nuovo Piano non autorizza dunque la caccia libera al lupo.

Va comunque detto che fino ad oggi non si era mai ricorsi agli abbattimenti in deroga per il lupo. In una delle bozze più recenti del Piano circolate in pubblico, era stata indicata la soglia massima di quote di abbattimenti: il 5% annuo della popolazione (considerando la stima più conservativa di 1070 animali presenti nell’Appennino). Tale numero non era stato preso a caso ma si era probabilmente valutato che un tale prelievo, se raggiunto, non mettesse in pericolo la sopravvivenza della specie. Di fatto ogni anno una quota simile di animali probabilmente viene già prelevata tramite il bracconaggio, gli incidenti stradali o l’utilizzo di bocconi avvelenati e, ciononostante, la popolazione italiana di lupi è più vitale che mai.
Ad ogni modo benché probabilmente la popolazione italiana (perlomeno quella appenninica) di lupi potrebbe sopportare bene l’abbattimento di alcuni animali, secondo le conoscenze attuali tale pratica risulta quantomeno inutile, dal punto di vista della diminuzione delle predazioni sugli allevamenti. E nemmeno per regolarne il numero, visto che la specie dispone già di meccanismi di autoregolazione della propria densità sul territorio. Anzi, alcuni studi dimostrano che pesanti interferenze da parte dell’uomo nella dinamica dei branchi possono addirittura portare ad un aumento dei danni al bestiame, in quanto branchi che perdono componenti importanti (maschio o femmina dominanti) perdono anche l’efficienza predatoria e spesso attaccano animali più facilmente predabili, rispetto a prede selvatiche.

Ai giorni nostri esistono sicuramente tecniche migliori per diminuire i conflitti tra uomo e lupo, ad esempio aumentando l’efficacia delle misure di protezione (recinti elettrici, cani da guardia etc) e ottimizzando il sistema dei rimborsi agli allevatori in caso di danni. Prima di ricorrere agli abbattimenti, sarebbe dunque opportuno che vengano messe in atto tutte le misure alternative di gestione della specie e di risoluzione dei conflitti, come tralaltro previsto dalla normativa vigente.
Sottolineiamo che in Italia siamo ancora molto lontani dall’aver messo in pratica tutte le misure di convivenza e prevenzione dei danni, quindi autorizzare abbattimenti in questo momento potrebbe avere l’effetto di sviare l’attenzione dall’applicazione di queste misure, scegliendo la scorciatoia del prelievo in deroga. Oltre al fatto che “sdoganando” gli abbattimenti, inserendoli nel piano, alcune categorie di portatori di interesse potrebbero strumentalizzare e e sfruttare tale fatto per spingere sulla loro applicazione.

In conclusione, analizzando i contenuti del piano nella sua interezza e non limitandosi alla parte relativa agli abbattimenti in deroga, va detto che si tratta ad ogni modo di un lavoro ben fatto, che considera le molteplici sfaccettature e gli interessi coinvolti nella conservazione e gestione del lupo. Il Piano migliora ed integra il piano precedente del 2002 e fornisce, anche alla luce delle nuove conoscenze, strumenti attuali per la conservazione della specie.

La situazione del lupo in Italia dagli anni 70 ad oggi, fortunatamente, è cambiata completamente. Non si tratta più di un animale in via di estinzione e la sua popolazione è passata da un centinaio di animali ad alcune migliaia, ritornando in aree dove mancava da oltre un secolo. Questo ha rallegrato molti, ma ha anche riportato alla luce antiche paure e problemi.
Il lupo non è ne buono ne cattivo, fa semplicemente il lupo e cerca di sopravvivere.
Con il nostro aiuto può farlo meglio.
Perché anche se non lo vedrò mai, mi piace sapere che nel bosco c’è il lupo.

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